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Violazione dei limiti della durata massima dell'orario di lavoro

Il datore di lavoro che reiteratamente faccia superare al lavoratore le 48 ore medie settimanali di lavoro può essere obbligato a risarcire il danno.

Lo scorso 25 novembre, la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata in materia di durata massima della prestazione lavorativa. Nella sentenza relativa al procedimento C – 429/09, infatti, la Corte ha stabilito che, il datore di lavoro che reiteratamente faccia superare al lavoratore le 48 ore medie settimanali di lavoro possa essere obbligato a risarcire il danno quando siano riscontrabili le seguenti condizioni: che la norma giuridica dell’Unione violata sia preordinata a conferire diritti ai lavoratori, che la violazione sia sufficientemente qualificata, ovvero grave e manifesta, e che sia riscontrabile un nesso causale tra la violazione e il danno subito dal lavoratore.
La Corte, illustrando la sua posizione, chiarisce che il suddetto massimo di 48 ore “costituisce una norma di diritto sociale dell’Unione che riveste una particolare importanza e della quale ogni lavoratore deve poter beneficiare quale prescrizione minima necessaria per garantire la tutela della sua sicurezza e della sua salute”.
Nulla viene detto, invece, circa la forma dell’indennizzo: spetterà al diritto nazionale determinare se il danno subito debba essere risarcito mediante la corresponsione di un’indennità pecuniaria o la concessione di tempo libero aggiuntivo, purché siano rispettati i principi di equivalenza ed effettività.
 
A cura dell’Ufficio Stampa Ebinaspri
(Ente Bilaterale Nazionale del Settore Privato)

 

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