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Legge sulle professioni non regolamentate |
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Martedì 05 Febbraio 2013 15:45 |
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E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 26 gennaio 2013, la Legge n.4 del 14 gennaio 2013, sulle professioni non regolamentate.
La legge definisce per “professione non organizzata in ordini o collegi” l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale. Con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art.2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio .
Si introduce il principio del libero esercizio della professione fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica del professionista.
Il professionista può scegliere la forma in cui esercitare la propria professione, riconoscendo l’esercizio di questa sia in forma individuale che associata, societaria, o altrimenti nella forma di lavoro dipendente.
L’articolo 2, consente a tutti i professionisti di costituire associazioni professionali (con natura privatistica, fondate su base volontaria e senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva) con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.
Inoltre, le associazioni professionali, possono costituire forme aggregative che rappresentano le associazioni aderenti, agiscono in piena indipendenza ed imparzialità e sono soggetti autonomi rispetto alle associazioni professionali che le compongono, con funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali.
Nei prossimi mesi il Ministero dello Sviluppo economico provvederà a redigere l'elenco delle professioni.
Roberto Nicoletti Segretario di Federpmi e vice Presidente della Confederazione CIFA commenta la legge dicendo: “ Con questo importante provvedimento viene affidato alle libere associazioni professionali, il compito di valorizzare le competenze dei professionisti, garantendo così l’utenza, attraverso il rilascio di una attestazione professionale. Finalmente il legislatore ha preso atto della realtà di milioni di lavoratori autonomi che non avevano il “privilegio” di essere iscritti ad un ordine o collegio, riconoscendone la dignità professionale e demandando alle associazioni tra gli stessi le attività di vigilanza e verifica sulle loro capacità e competenze. CIFA si muoverà, attraverso le associazioni di lavoratori autonomi confederate, per poter dare piena applicazione ai contenuti enunciati nella legge 4/2013 e far sì che la legge non rimanga lettera morta ma rappresenti una chiave di volta per la crescita professionale ed economica di tanti lavoratori autonomi”.
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Chiudono mille imprese al giorno |
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Venerdì 28 Dicembre 2012 00:00 |
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Anche se le piccole e medie imprese nate sono più numerose di quelle cessate, negli ultimi 9 mesi del 2012 sono poco più di 279mila le imprese (piccole e medie) che hanno chiuso i battenti: praticamente 1.033 ogni giorno. E’ questo il dato pubblicato sul finire del 2012 dall'ufficio studi Cgia di Mestre. Il fatto che ad aprire siano aziende con dimensioni occupazionali molto contenute (microimprese), mentre quelle che chiudono sono quasi sempre delle attività più strutturate con diversi lavoratori alle loro dipendenze. Prova ne sia – sottolineano dallo studio della Cgia - che il tasso di disoccupazione sta crescendo in maniera preoccupante.
Roberto Nicoletti Segretario di Federpmi e vice Presidente della Confederazione datoriale CIFA analizzando il dato dice: “ dobbiamo ricordare che molte persone hanno aperto un'attività in questi ultimi anni di crisi, non perché in possesso di una spiccata vocazione imprenditoriale, bensì spinti dalla necessità di costruirsi un futuro occupazionale dopo esser stati allontanati dalle aziende in cui prestavano servizio come lavoratori dipendenti. Questa dinamicità del sistema è un segnale positivo, ma non sufficiente a tranquillizzarci. Se entro i primi 5 anni di vita il 50% delle aziende muore per mancanza di credito, per un fisco troppo esoso e per una burocrazia che spesso non lascia respiro, c'è il pericolo che la tenuta di buona parte di questi neoimprenditori, figli della difficoltà economica che stiamo vivendo, sia inferiore a quella di coloro che hanno avviato un'attività prima dell'avvento della crisi". La riflessione di Nicoletti continua: "In passato la decisione di aprire la partita iva maturava dopo molti anni di esperienza lavorativa come dipendente: non a caso oltre il 50% dei piccoli imprenditori proviene da una esperienza come lavoratore subordinato. Spesso gli investimenti realizzati per aprire un’ impresa erano il frutto dei risparmi del neoimprenditore e della sua famiglia. Ora, difficilmente ciò avviene: si apre per necessità, perché magari il posto di lavoro non c'è più e quindi bisogna inventarsi una nuova opportunità lavorativa a scapito delle motivazioni, della preparazione professionale e della capacità organizzativa”.
Purtroppo dai dati che stanno arrivando in questi giorni la situazione delle piccole e medie imprese, all’inizio del 2013, non sta per nulla mutando. Infatti ogni giorno troviamo sulle pagine dei quotidiani nazionali o locali l’annuncio di chiusura di aziende, spesso molto rilevanti per il territorio di appartenenza.
E’ auspicabile che il governo che andrà ad insediarsi dopo le elezioni politiche di febbraio, tenga in considerazione in maniera prioritaria il mantenimento e lo sviluppo della piccola e media impresa quale baluardo per la ripresa economica del paese. |
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Ultimo aggiornamento Martedì 05 Febbraio 2013 08:40 |
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La formazione imprenditoriale chiave di volta per la crescita |
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Il Governo Monti ha finalmente approvato il decreto legge "Sviluppo" contenente alcuni provvedimenti fortemente auspicati dalla nostra Confederazione quali il potenziamento dei bonus ristrutturazione casa, modifiche Iva nel campo edile, la proroga del sistema SISTRI e un primo timido tentativo di accelerare i tempi della giustizia civile.
Guardiamo con interesse a questi provvedimenti sperando che la formula di approvazione "salvo intese" non nasconda qualche polpetta avvelenata che ci verrà propinata nell'iter di pubblicazione e conversione del suddetto decreto.
Vogliamo ora porre l'attenzione sulla necessità di un cambiamento di cultura imprenditoriale dei rappresentanti della classe produttiva italiana, in particolare delle aziende micro e piccole, quale condizione necessaria per poter beneficiare appieno degli interventi agevolativi di carattere normativo.
Riprendendo i contenuti di un articolo comparso qualche giorno fa su www.corriereinformazione.it, siamo pienamente d'accordo con quanto affermato da Federformazione sulla necessità di creare un humus diffuso su cui far attecchire solidamente le radici della ripresa, ma questo sarà possibile solo intensificando gli sforzi volti alla divulgazione della cultura della formazione continua dell'imprenditore così come si è operato, nel corso degli anni, per la formazione continua dei dipendenti e dei professionisti.
Questo passaggio, trattandosi di una vera e propria rivoluzione culturale, deve essere condiviso con gli imprenditori e con le loro rappresentanze, al fine di poter definire gli obiettivi, i temi e le metodologie formative, ritenendo che nessuno, più di chi ha investito in un'azienda, possa conoscere quali sono le esigenze e i problemi che deve affrontare ogni giorno.
Siamo perciò contrari a proposte che circolano in questi giorni, volte a imporre la formazione obbligatoria per legge agli imprenditori, in cui si chiede di rivedere i criteri di gestione dei fondi pubblici - accusati di poca trasparenza - volendo attribuire il trasferimento degli stessi niente meno che all'Agenzia delle Entrate!
Tralasciando questo ultimo inquietante dettaglio, un obbligo generalizzato ed indiscriminato, in assenza di sufficienti risorse nazionali ed europee, si tradurrebbe unicamente in ulteriori costi che si vanno ad aggiungere alla lunga lista di prebende e balzelli che sommergono l'imprenditore.
Valutando positivamente l'invito di Federformazione alle istituzioni ed alle associazioni di categoria per la creazione di un Sistema nazionale per la formazione e la cultura d'impresa, mettiamo a disposizione la nostra positiva esperienza con il Fondo Interprofessionale FONARCOM per la formazione dei dipendenti nonchè l'esperienza che da decenni ci vede vicino ai nostri associati, per portare avanti un serio dibattito assieme a tutti coloro che condividono queste posizioni, sicuri che anche le imprese possano avere una importante voce in capitolo sul tema.
Roberto Nicoletti Vice Presidente CIFA
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Regione Lombardia: pubblicato l’avviso dote impresa - formazione imprenditore |
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Tale finanziamento è fruibile attraverso un voucher aziendale del valore massimo di € 5.000,00 ed è assegnato alle imprese con un massimo di 49 dipendenti per la formazione dell’imprenditore ed, eventualmente, dei collaboratori o coadiuvanti dello stesso.
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L’obiettivo dell’intervento è sostenere il riposizionamento competitivo delle micro e piccole imprese lombarde mediante l’attivazione di interventi formativi personalizzati per il consolidamento e lo sviluppo delle competenze degli imprenditori.
La procedura a sportello è già attiva e sarà aperta sino ad esaurimento fondi.
Federpmi può assistere gli associati, tramite i propri consulenti, nella presentazione delle richieste di finanziamento.
Per maggiori informazioni inviare una Email all’indirizzo
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
lasciando i propri recapiti. Sarete contattati al più presto dal personale incaricato.
Scarica Il testo integrale dell avviso dote impresa - formazione imprenditore |
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Accogliamo con favore l’appello di Federformazione rivolto a Governo e Sindacati per la tutela della formazione.
Federpmi ha più volte ribadito che, soprattutto in un periodo economico come quello attuale, è necessario dare valore alle persone che lavorano nelle imprese ed investire sulla loro formazione quale vera possibilità di successo.
Vi proponiamo l’appello di Federformazione.
"APPELLO DI FEDERFORMAZIONE A GOVERNO E SINDACATI: NON UCCIDETE LA FORMAZIONE!
Leggiamo con qualche apprensione la bozza di riforma del mercato del lavoro che sta circolando in questi giorni e sottoposta al vaglio delle parti sociali chiamate a condividere la riforma.
Non entriamo nel merito circa la limitatezza degli interlocutori che il Ministro del Lavoro ha scelto per il confronto. Quali rappresentanti di aziende di piccole dimensioni non ci sentiamo rappresentati a quel tavolo così come il restante 95% delle aziende italiane.
Ma vogliamo far sentire comunque la nostra voce: su quel tavolo si sta sacrificando, in nome dell’art. 18, una delle leve della crescita e dello sviluppo: la FORMAZIONE. E’ infatti prevista la possibilità di riconvertire i Fondi Interprofessionali per la formazione continua con devoluzione delle risorse ai fondi di solidarietà destinati al sostegno al reddito.
Pur condividendo l’intento di reperire risorse per estendere tutele in costanza di rapporto di lavoro per l’integrazione salariale in un periodo tremendo per l’economia nazionale e mondiale, non ci si può dimenticare di guardare alla crescita ed all’aumento delle competenze dei nostri lavoratori, quale elemento essenziale per la permanenza degli stessi nel mercato del lavoro e per un aumento dell’efficienza e della competitività complessiva del sistema produttivo.
Ridurre ulteriormente le risorse destinate alla formazione, dopo i tagli del sistema regionale basato sulle risorse FSE, riteniamo possa causare una ulteriore perdita di competitività del sistema produttivo italiano.
Dobbiamo invece puntare sul ruolo sussidiario dei Fondi Interprofessionali e del sistema della bilateralità per poter intervenire sulle politiche attive del lavoro e per innovare i processi formativi, abbandonando schemi tradizionali, ed in taluni casi desueti, puntando su modalità formative che avvicinino maggiormente esigenze delle imprese e dei lavoratori, quali la formazione on the job, e che possano garantire una concreta riqualificazione professionale del personale.
Federformazione vuole farsi portavoce di queste istanze e sensibilizzare gli operatori del settore – dichiara il Presidente Diego Fanzaga – affinché tutte le voci del mondo economico e delle professioni giungano al tavolo dove si sta decidendo dei futuri destini del nostro paese, sottolineando l’assoluto valore della formazione e della cultura personale quale chiave per la crescita umana sociale ed economica di un paese.
A cura dell’Ufficio Stampa di Federformazione"
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