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INFORTUNI SUL LAVORO: LA RESPONSABILITA’ DEL DATORE DI LAVORO PDF Stampa E-mail
Giovedì 09 Gennaio 2014 09:23

La nomina del responsabile del servizio protezione e prevenzione (RSPP) non esime il datore di lavoro dagli obblighi inerenti la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Questo il principio espresso dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 50605 del 16 dicembre 2013.

Tale pronuncia ha altresì precisato che: "Il responsabile del servizio protezione e prevenzione non può incidere in via diretta sulla struttura aziendale ma ha solo una funzione di ausilio finalizzata a supportare il datore di lavoro nelle pratiche di informazione e di formazione dei dipendenti, nell'individuazione dei fattori di rischio e nella scelta delle procedure di sicurezza, ma non può in alcun caso sostituirlo.” Nonostante si proceda, quindi, alla nomina di un RSPP il datore di lavoro conserva l'obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di elaborare il documento relativo alle misure di prevenzione e protezione.

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, il Datore di Lavoro era anche Presidente e Legale Rappresentante della Ditta ed aveva conferito con delega, peraltro priva di data, ad un altro socio la qualifica di RSPP.

I Giudici di Legittimità, tuttavia, hanno fatto notare come la delega fosse finalizzata alla sola nomina del responsabile del servizio di protezione e prevenzione e non alla delega della posizione datoriale. La delega non conteneva alcuna attribuzione di poteri finanziari né di alcun altro potere tipico del datore di lavoro, tali da consentire al delegato di far fronte, in via diretta, alle esigenze in materia di prevenzione degli infortuni.

La presenza del RSPP è obbligatoria ex lege ma tale figura non coincide con quella del delegato alla sicurezza dei lavoratori, figura del tutto eventuale e destinataria di poteri e responsabilità originariamente ed istituzionalmente gravanti sul datore di lavoro. In virtù di tale posizione quest’ultimo deve essere formalmente individuato ed investito del suo ruolo con modalità rigorose, non ricorrenti nel caso in esame.

 

A cura dell’Ufficio Stampa FederPMI

 
Legge sulle professioni non regolamentate PDF Stampa E-mail
Martedì 05 Febbraio 2013 15:45

E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 26 gennaio 2013,  la Legge n.4 del 14 gennaio 2013, sulle professioni non regolamentate.

La legge definisce per “professione non organizzata in ordini o collegi” l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale. Con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art.2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio .

Si introduce il principio del libero esercizio della professione fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica del professionista.

Il professionista può scegliere la forma in cui esercitare la propria professione, riconoscendo l’esercizio di questa sia in forma individuale che associata,  societaria, o altrimenti nella forma di lavoro dipendente.

L’articolo 2, consente a tutti i  professionisti di costituire associazioni professionali (con natura privatistica, fondate su base volontaria e senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva) con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.

Inoltre, le associazioni professionali, possono costituire forme aggregative che rappresentano le associazioni aderenti, agiscono in piena indipendenza ed imparzialità e sono soggetti autonomi rispetto alle associazioni professionali che le compongono, con funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali.

Nei prossimi mesi il Ministero dello Sviluppo economico provvederà a redigere l'elenco delle professioni.

Roberto Nicoletti Segretario di Federpmi e vice Presidente della Confederazione CIFA commenta la legge dicendo: “ Con questo importante provvedimento viene affidato alle libere associazioni professionali, il compito di valorizzare le competenze dei professionisti, garantendo così l’utenza,  attraverso il rilascio di una attestazione professionale. Finalmente il legislatore ha preso atto della realtà di milioni di lavoratori autonomi  che non avevano il “privilegio” di essere iscritti ad un ordine o collegio, riconoscendone la dignità professionale e demandando alle associazioni tra gli stessi le attività di vigilanza e verifica sulle loro capacità e competenze. CIFA si muoverà, attraverso le associazioni di lavoratori autonomi confederate, per poter dare piena applicazione ai contenuti enunciati nella legge 4/2013 e far sì che la legge non rimanga lettera morta ma rappresenti una chiave di volta per la crescita professionale ed economica di tanti lavoratori autonomi”.

 

 
Chiudono mille imprese al giorno PDF Stampa E-mail
Venerdì 28 Dicembre 2012 00:00

Anche se le piccole e medie imprese nate sono  più numerose di quelle cessate, negli ultimi 9 mesi del 2012 sono poco più di 279mila le imprese (piccole e medie) che hanno chiuso i battenti: praticamente 1.033 ogni giorno. E’ questo il dato pubblicato sul finire del 2012 dall'ufficio studi Cgia di Mestre. Il  fatto che ad aprire siano aziende con dimensioni occupazionali molto contenute (microimprese), mentre quelle che chiudono sono quasi sempre delle attività più strutturate con diversi lavoratori alle loro dipendenze.  Prova ne sia – sottolineano dallo studio della Cgia - che il tasso di disoccupazione sta crescendo in maniera preoccupante.

 Roberto Nicoletti Segretario di Federpmi e vice Presidente della Confederazione datoriale CIFA analizzando il dato dice: “ dobbiamo ricordare che molte persone hanno aperto un'attività in questi ultimi anni di crisi, non perché in possesso di una spiccata vocazione imprenditoriale, bensì spinti dalla necessità di costruirsi un futuro occupazionale dopo esser stati allontanati dalle aziende in cui prestavano servizio come lavoratori dipendenti. Questa dinamicità del sistema è un segnale positivo, ma non sufficiente a tranquillizzarci. Se entro i primi 5 anni di vita il 50% delle aziende muore per mancanza di credito, per un fisco troppo esoso e per una burocrazia che spesso non lascia respiro, c'è il pericolo che la tenuta di buona parte di questi neoimprenditori, figli della difficoltà economica che stiamo vivendo, sia inferiore a quella di coloro che hanno avviato un'attività prima dell'avvento della crisi".  La riflessione di Nicoletti continua: "In passato la decisione di aprire la partita iva maturava dopo molti anni di esperienza lavorativa come dipendente: non a caso oltre il 50% dei piccoli imprenditori proviene da una esperienza come lavoratore subordinato. Spesso gli investimenti realizzati per aprire un’ impresa erano il frutto dei risparmi del neoimprenditore e della sua famiglia. Ora, difficilmente ciò avviene: si apre per necessità, perché magari il posto di lavoro non c'è più e quindi bisogna inventarsi una nuova opportunità lavorativa a scapito delle motivazioni, della preparazione professionale e della capacità organizzativa”.

Purtroppo dai dati che stanno arrivando in questi giorni la situazione delle piccole e medie imprese, all’inizio del 2013, non sta per nulla mutando. Infatti ogni giorno troviamo sulle pagine dei quotidiani nazionali o locali l’annuncio di chiusura di aziende, spesso molto rilevanti per il territorio di appartenenza.

E’ auspicabile che il governo che andrà ad insediarsi dopo le elezioni politiche di febbraio, tenga in considerazione in maniera prioritaria il mantenimento e lo sviluppo della piccola e media impresa quale baluardo per la ripresa economica del paese.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Febbraio 2013 08:40
 
La formazione imprenditoriale chiave di volta per la crescita


Il Governo Monti ha finalmente approvato il decreto legge "Sviluppo" contenente alcuni provvedimenti fortemente auspicati dalla nostra Confederazione quali il potenziamento dei bonus ristrutturazione casa, modifiche Iva nel campo edile, la proroga del sistema SISTRI e un primo timido tentativo di accelerare i tempi della giustizia civile.

Guardiamo con interesse a questi provvedimenti sperando che la formula di approvazione "salvo intese" non nasconda qualche polpetta avvelenata che ci verrà propinata nell'iter di pubblicazione e conversione del suddetto decreto.

Vogliamo ora porre l'attenzione sulla necessità di un cambiamento di cultura imprenditoriale dei rappresentanti della classe produttiva italiana, in particolare delle aziende micro e piccole, quale condizione necessaria per poter beneficiare appieno degli interventi agevolativi di carattere normativo.

Riprendendo i contenuti di un articolo comparso qualche giorno fa su www.corriereinformazione.it, siamo pienamente d'accordo con quanto affermato da Federformazione sulla necessità di creare un humus diffuso su cui far attecchire solidamente le radici della ripresa, ma questo sarà possibile solo intensificando gli sforzi volti alla divulgazione della cultura della formazione continua dell'imprenditore così come si è operato, nel corso degli anni, per la formazione continua dei dipendenti e dei professionisti.

Questo passaggio, trattandosi di una vera e propria rivoluzione culturale, deve essere condiviso con gli imprenditori e con le loro rappresentanze, al fine di poter definire gli obiettivi, i temi e le metodologie formative, ritenendo che nessuno, più di chi ha investito in un'azienda, possa conoscere quali sono le esigenze e i problemi che deve affrontare ogni giorno.

Siamo perciò contrari a proposte che circolano in questi giorni, volte a imporre la formazione obbligatoria per legge agli imprenditori, in cui si chiede di rivedere i criteri di gestione dei fondi pubblici - accusati di poca trasparenza - volendo attribuire il trasferimento degli stessi niente meno che all'Agenzia delle Entrate!

Tralasciando questo ultimo inquietante dettaglio, un obbligo generalizzato ed indiscriminato, in assenza di sufficienti risorse nazionali ed europee, si tradurrebbe unicamente in ulteriori costi che si vanno ad aggiungere alla lunga lista di prebende e balzelli che sommergono l'imprenditore.

Valutando positivamente l'invito di Federformazione alle istituzioni ed alle associazioni di categoria per la creazione di un Sistema nazionale per la formazione e la cultura d'impresa, mettiamo a disposizione la nostra positiva esperienza con il Fondo Interprofessionale FONARCOM per la formazione dei dipendenti nonchè l'esperienza che da decenni ci vede vicino ai nostri associati, per portare avanti un serio dibattito assieme a tutti coloro che condividono queste posizioni, sicuri che anche le imprese possano avere una importante voce in capitolo sul tema.

Roberto Nicoletti
Vice Presidente CIFA

 
Regione Lombardia: pubblicato l’avviso dote impresa - formazione imprenditore

 

Tale finanziamento è fruibile attraverso un voucher aziendale del valore massimo di € 5.000,00 ed è assegnato alle imprese con un massimo di 49 dipendenti per la formazione dell’imprenditore ed, eventualmente, dei collaboratori o coadiuvanti dello stesso.

        

L’obiettivo dell’intervento è sostenere il riposizionamento competitivo delle micro e piccole imprese lombarde mediante l’attivazione di interventi formativi personalizzati per il consolidamento e lo sviluppo delle competenze degli imprenditori.

La procedura a sportello è già attiva e sarà aperta sino ad esaurimento fondi.

Federpmi  può assistere gli associati, tramite i propri consulenti, nella presentazione delle richieste di finanziamento.

Per maggiori informazioni inviare una Email all’indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. lasciando i propri recapiti. Sarete contattati al più presto dal personale incaricato.

Scarica Il testo integrale dell avviso dote impresa - formazione imprenditore

 
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